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    Centro Studi Menopausa Precoce

    La menopausa, intesa come assenza di mestruazioni per almeno 12 mesi consecutivi, dovuta all’esaurimento del patrimonio follicolare e della conseguente produzione di ovuli, avviene di norma attorno ai 50 anni. Quando tale fenomeno si presenta prima dei 40 anni si parla di menopausa precoce, colpisce l’1 % delle donne italiane e non è necessariamente irreversibile dal momento. Infatti, sono documentati casi di ripresa spontanea della funzionalità ovarica, o anche di gravidanze. Sebbene determinati fattori concorrano a determinare la menopausa precoce, nell’80% dei casi non è possibile trovare una causa: in questo caso si parla di “menopausa precoce idiopatica”. In un altro 4-5 % dei casi, invece, l’esaurimento ovarico precoce colpisce donne che si sono sottoposte a chemioterapia o radioterapia, oppure a chirurgia pelvica.

    Le cause della menopausa precoce
    Le cause di un esaurimento ovarico precoce rimangono spesso sconosciute. Quando è possibile determinarle, tuttavia, sono di solito riconducibili a una delle seguenti:

    • malattie genetiche (Sindrome di Turner, Sindrome di Swyer, Sindrome di insensibilità androgena associata a Sindrome del cromosoma X fragile);
    • difetti enzimatici/metabolici ereditari (Galattosemia, Talassemia Maior trattata con emotrasfusioni multiple, Emocromatosi);
    • chemioterapia e/o radioterapia pelvica neoadiuvanti e adiuvanti (una dose radioterapica da 500 a 800 rads determina una menopausa precoce nel 60-70% delle pazienti tra i 15 e i 40 anni, mentre dosi superiori a 800 rads a livello pelvico causano un esaurimento ovarico precoce irreversibile nella quasi totalità delle pazienti);
    • terapie con Interferone (Sclerosi Multipla);
    • interventi di chirurgia pelvica (la menopausa chirurgica è la forma di menopausa iatrogena più frequente, e si verifica soprattutto in caso di chirurgia ovarica in particolar modo per endometriosi bilaterale);
    • infezioni (parotite, tubercolosi…);
    • secrezione o azione anomala delle gonadotropine (FSH ed LH, ormoni ipofisari che hanno come organo bersaglio le ovaie);
    • malattie autoimmunitarie (disfunzione della tiroide e polighiandolare di I e II tipo, ipoparatiroidismo, artrite reumatoide, diabete IDDM, anemia perniciosa, porpora trombocitopenica idiopatica, vitiligine, lupus sistemico eritematoso, Morbo di Addison).

    Si parla di menopausa precoce idiopatica quando non è possibile trovare una causa. È la condizione più frequente, si verifica con una probabilità dell’oltre 80%. Il 30% di questi casi, però, lascia supporre che alla base ci sia un fattore genetico ereditario, poiché le pazienti riferiscono una storia familiare simile.

    La diagnosi della menopausa precoce
    La menopausa precoce non è necessariamente una condizione irreversibile: la letteratura medica riporta casi di ripresa spontanea della funzionalità ovarica, o anche di gravidanze. Livelli elevati di FSH, l’ormone follicolo-stimolante, non indicano in modo definitivo il completo esaurimento ovarico: in circa il 20% delle pazienti affette da menopausa precoce è possibile evidenziare un’ovulazione, anche dopo cinque anni dalla diagnosi.
    Un valore dell’FSH superiore a 30 UI/l significa che l’ovaio fa più fatica a rispondere agli stimoli ormonali, e che, quindi, la menopausa non tarderà a manifestarsi in un arco variabile di tempo, da pochi mesi a un anno o due al massimo: in questo periodo si verificano brevi intervalli in cui esiste una produzione ormonale irregolare prima che l’attività ovarica cessi completamente.

    L’esecuzione di almeno due prelievi per il dosaggio dell’FSH ha valore diagnostico se i dati sono in ambedue i casi superiori a 40 UI/l e la paziente è in amenorrea da almeno sei mesi. Se l’estradiolo è superiore a 50 pg/ml (range che definisce la post-menopausa) e il rapporto FSH/LH (espressione dell’attività ovarica) è inferiore a 1, è possibile monitorare la crescita follicolare spontanea attraverso ecografie pelviche TV, o tentare un trattamento con gonadotropine esogene.

    Un dosaggio dell’estradiolo inferiore a 30 pg/ml indica che difficilmente si riavrà una ricomparsa del flusso mestruale, mentre sotto i 20 pg/ml, l’ovaio ha esaurito le scorte di follicoli e produce estrogeni in maniera ormai residuale.

    L’esaurimento ovarico precoce è anche associato a una riduzione dell’ormone surrenalico DHEA (Diidroepiandrosterone), i cui valori diminuiscono in proporzione all’età: del 2% all’anno dopo i 30 anni, con un’ulteriore riduzione del 50-60% quando cessa l’attività ovarica in perimenopausa, in quella fase variabile di tempo che precede l’evento menopausale vero e proprio, ossia la definitiva scomparsa del ciclo mestruale.