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    Fecondazione Eterologa Italia

    La fecondazione eterologa è una soluzione per chi non può avere figli, perché totalmente sterile o portatore di un grave difetto genetico. Utilizza i gameti (spermatozoi, ovuli o embrioni) di un donatore esterno alla coppia.

    L’eterologa è eseguibile in Italia, presso il Centro Medico San Luca. Ha percentuali di successo superiori a quella omologa: facendo ricorso agli ovuli di una donatrice o del donatore, infatti, si supera anche l’ostacolo dell’età della futura mamma, che di norma è uno dei problemi principali da affrontare, perché la fertilità femminile diminuisce dopo i 35 anni.

    Quando si ricorre alla procreazione assistita eterologa?
    L’eterologa è indicata quando l’uomo è affetto da azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale) o la donna da esaurimento ovarico (menopausa precoce) o sono portatori di un significativo difetto genetico, che rischierebbero di trasmettere al nascituro. Un trattamento di tipo eterologo può essere consigliato anche qualora, in pregressi trattamenti di fecondazione assistita, la risposta ovarica sia risultata insufficiente, o sia stata evidenziata una scarsa qualità dei gameti e degli embrioni ottenuti tramite FIVET, con assenza di gravidanze a termine.

    Come si ottengono spermatozoi e ovuli dei donatori?
    I gameti esterni provengono da banche del seme e ovociti donati da donne a loro volta sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita.

    Le linee guida italiane per la fecondazione eterologa prevedono diversi criteri in base ai quali selezionare i donatori, sottoposti a valutazione clinica e ad esami preliminari. I donatori maschi devono avere un’età compresa tra i 18 e i 40 anni, e le femmine tra i 18 e i 35.

    Una volta avuto accesso ai gameti dei donatori, quali tecniche si utilizzano?
    I percorsi sono diversi a seconda della coppia. Se le difficoltà nel concepimento sono date esclusivamente da un fattore maschile, si può ricorrere all’inseminazione intracervicale, che viene effettuata su ciclo spontaneo o con una moderata stimolazione farmacologica della crescita follicolare multipla. Se, oltre al fattore maschile, si associa anche un fattore femminile, la tecnica che viene utilizzata è la FIVET o, eventualmente, una ICSI, con un campione seminale di un donatore.
    Nel caso in cui vi sia la necessità di ricorrere agli ovociti di una donatrice, la futura mamma viene preparata, ottenendo l’endometrio (la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero) in modo da consentire l’impianto dell’embrione. La fecondazione è in vitro e, una volta sviluppato l’embrione, viene trasferito in utero.